di Massimiliano Di Giuseppe
Il Bhutan è uno di quei luoghi che desideravo vedere da tempo, un piccolo regno ai piedi dell’Himalaya molto attento all’ecologia e alla sostenibilità ambientale, che si concentra sulla Felicità Interna Lorda piuttosto che sulla crescita economica complessiva. Un paese che crede nell’equità sociale e nel benessere dei suoi cittadini, desideroso di preservare la sua bellezza naturale e il suo patrimonio culturale. Un luogo idilliaco viene da pensare. Finalmente quest’anno il viaggio in Bhutan diventa realtà, sono veramente curioso di vedere di persona questo paese e di osservare un cielo stellato che si preannuncia buio e limpido.
Il 19 Settembre mi ritrovo con quasi tutti i partecipanti del gruppo Esploriamoluniverso/Gattinoni all’aeroporto di Bologna: le prime ad arrivare sono le storiche Rosanna Montecchi con la figlia Liana Minelli a cui affido il telescopio Dobson per non sforare nel peso del bagaglio, poi ecco Giulia Baroni, vista l’ultima volta negli USA nel 2023, il buon Alessandro Bartoli ormai immancabile in questi astroviaggi e le nuove conoscenze Michele Rambelli, Alessandra Piancastrelli, Andrea Rossetti e Susanna Cesari.
E’ l’alba, uno spicchio di Luna e Venere splendono dal finestrino dell’aereo diretto a Parigi ( la prima tappa di questo lungo viaggio), in un cielo limpidissimo. Speriamo di trovare bel tempo anche in Bhutan, dove le previsioni meteo purtroppo non sono il massimo… Diego, Elisabetta e Liana sono molto preoccupati di trovare pioggia quasi tutti i giorni…La speranza è che le previsioni nei territori di montagna e in luoghi così remoti non siano poi tanto accurate.
La Tour Eiffel e l’Arco di Trionfo salutano il nostro atterraggio a Parigi in cui raccogliamo Diego Bonata ed Elisabetta Stepanoff, gli ultimi partecipanti al viaggio nonchè vecchie conoscenze di questi diari e da qui siamo in partenza per Delhi in India, in cui arriveremo in tarda serata dopo un volo di circa 7 ore. Qui dopo aver superato i controlli mostrando il visto, un rappresentante del tour operator locale Earthen Experience, ci porta in bus al nostro hotel Roseate House per un meritato riposo. Siamo tutti piuttosto stanchi.
20 Settembre
Dopo colazione, la stessa guida ci riporta in aeroporto. Al gate per Paro in Bhutan, una piccola emergenza medica, Andrea da ieri ha problemi di sangue al naso, per precauzione gli addetti dell’aeroporto richiedono l’intervento di un medico che prontamente visita il nostro compagno di viaggio. Nei prossimi giorni saliremo di quota, superando i 3000 m, meglio non correre rischi… Per fortuna Andrea ha il via libera, il problema sembra di poco conto, saliamo così sul volo della Druk Air per Paro in cui ci aspetta l’atterraggio nell’aeroporto più pericoloso del mondo….
Già, proprio così, lo scalo si trova a 2.400 metri di altitudine ed è incastonato tra le imponenti montagne dell’Himalaya, con picchi che raggiungono anche i 5.400 metri. Per questo motivo le correnti che si incanalano lungo la valle in cui sorge, sono consistenti e continue e capaci di causare durante le fasi di avvicinamento e di atterraggio forti e pericolose turbolenze.
Atterrare qui non è semplice, l’aeroporto pare rappresenti una sfida estrema anche per i piloti più esperti. Non è un caso che soltanto un numero limitato di loro sia autorizzato ad atterrare su questa pista, che misura poco meno di 2 km. E’ necessaria tra l’altro un’ottima visibilità. Con queste premesse e con la dovuta suspense ci avviciniamo alle vette dell’Himalaya, che tuttavia non vediamo poiché immerse nelle nuvole. Ce la farà il pilota?
L’aereo inizia a scendere, mentre dagli altoparlanti si diffonde una musichetta orientale rilassante, dietro di me un monaco in abito arancione inizia a pregare, il resto dell’equipaggio guarda teso fuori dai finestrini. La discesa nel regno del drago continua tra uno scossone e l’altro e ci insinuiamo con una decisa virata tra le alte cime delle montagne, sfiorando in volo radente la punta degli alberi e i tetti delle case. Un ultimo sussulto poi finalmente tocchiamo la pista. Un applauso liberatorio saluta lo scampato pericolo, siamo atterrati !


Scendendo dall’aereo entriamo subito in una dimensione rilassante: l’aria è fresca, pioviggina, l’aeroporto ha un’architettura a pagoda, con tante decorazioni secondo lo stile tradizionale bhutanese con elementi in legno dipinti. Perfino il nastro delle valigie è unico, con la ricostruzione di uno Dzong in mezzo! Sembra che qui tutti siano più gentili e tranquilli, gli addetti controllano con un sorriso il nostro bellissimo visto bhutanese e ci fanno entrare ufficialmente nel regno.
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